Genovesi: «Morti sul lavoro più che raddoppiati, tre proposte per cantieri più sicuri»
Massimo Franchi, 26.02.2021, “il Manifesto”
Intervista al segretario della Fillea Cgil. Aumentati del 150% nei primi due mesi dell'anno. Il sindacato al governo Draghi: approvare subito il Durc di congruità, la patente a punti e l'aggravente lavoro sull'omicidio colposo
I grafici sui dati della Fillea Cgil sui morti sul lavoro nel primi due mesi del 2021 sul 2020
ll settore dell’edilizia è ripartito. E con Superbonus e Recovery Fund lo farà ancora di più. Ma nei primi due mesi del 2021 l’aumento si trascina anche su infortuni e morti sul lavoro. I dati della Fillea Cgil sono i più aggiornati, perfino dell’Inail. Al 24 febbraio 2021 i morti sul lavoro nelle costruzioni sono 31, contro i 12 dello stesso periodo 2020 (+ 150%). La causa è per il 48% caduta dall’alto, il 26% travolti da materiali. Nel 33% dei casi i lavoratori erano totalmente o parzialmente irregolari; erano il 25% (4 casi su 12) nello stesso periodo 2020. Il 43% delle vittime è tra i 40 ed i 60 anni, il 43% over 60, di cui 2 over 70. E’ impressionante come alla crescita economica (+15%) ne segua una perfettamente proporzionale di morti, infortuni e lavoro irregolare.
Il segretario generale della FIllea Cgil Alessandro Genovesi
Alessandro
Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, i vostri dati su morti e
infortuni dei primi due mesi del 2021 più che raddoppiati sono molto
preoccupanti.
Se non mettiamo mano ad alcune questioni fondamentali subito, la ripresa del
nostro settore porterà più lavoro nero e infortuni. Anche perché considerando
Recovery Fund e Superbonus le stime di Ance che parlando per il biennio 2021-22
di un aumento del 8% degli appalti pubblici e del 17% di edilizia privata
avremo una sorta di circolo maledetto: più lavoro ma meno sicurezza e più
morti. E invece noi vogliamo più occupazione di qualità e più sicurezza sul
lavoro. Con il governo Conte II eravamo riusciti a mettere a segno obiettivi
importanti nella conversione del decreto Semplificazioni diventato legge a settembre,
primo fra tutti il Durc di congruità: il documento unico di regolarità
contributiva applicato a tutte le imprese. Si tratta di un meccanismo che senza
burocrazia – perché è tutto on line – consente di favorire l’emersione:
applicato nel cratere del terremoto del centro Italia nel 2020 ha consentito di
far emergere una massa salariale di 70 milioni di euro per la Cassa edile e
effetti simili ha avuto in Umbria, unica regione a avere una legge in materia.
Cosa manca
perché il Durc di congruità sia applicato in tutta Italia?
Manca il decreto attuativo. La legge chiedeva al ministero del lavoro di
emanarlo entro 60 giorni. Con il ministro Catalfo era partito un tavolo di
confronto ma la crisi ha bloccato tutto. Ora chiediamo al nuovo ministro
Orlando di farlo al più presto. Anche perché nel frattempo con Feneal Uil e
Filca Cisl e tutte le parti datoriali – Ance, Confindustria, cooperative e
piccole imprese di Confapi – abbiamo sottoscritto un avviso comune proprio sul
Durc di congruità. Se c’è volontà politica può essere un punto di partenza per
una rapida approvazione. Il Durc di congruità porterebbe all’emersione del
«nero» e quindi permetterebbe per esempio ai Rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza territoriale (Rlst) di conoscere cantieri e lavoratori dando più
sicurezza. Oltre a combattere l’evasione come chiesto da Draghi.
Non è la
vostra unica proposta per migliorare la situazione.
No. Ne abbiamo altre due quasi storiche. La prima è la «patente a punti» per le
imprese edili che era già prevista dal decreto legislativo 81 del 2009 ma che
non è mai stata attuata. Come per la patente di guida, ogni azienda parte da 30
punti e ne perde se ha infortuni e incidenti per propria responsabilità –
lavoratori senza caschetto, ponteggi non a norma – allo stesso modo guadagna
punti se investe in sicurezza e formazione. Se l’azienda azzera i punti è
temporaneamente bloccata a partecipare agli appalti mentre nelle gare a parità
di offerta economica vince chi ha più punti nella patente. Così si premiano le
imprese virtuose e cultura di sicurezza.
Le imprese
invece finora in caso di infortuni o addirittura morti sul lavoro non pagano
dazio.
No. E questo ci porta alla terza proposta: l’aggravante lavoro sull’omicidio
colposo. Sull’omicidio stradale è servita, proponiamo di mutuarla. Oggi non ci
sono condanne di imprenditori responsabili di morti sul lavoro superiore ai 5
anni. E così non sono possibili sequestri patrimoniali e i parenti non possono
rivalersi sui responsabili della morte dei loro cari. Siamo garantisti, ma in
caso di condanna, l’aggravante rende possibile colpirli.